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Le immagini sono tratte dal Web. Se i rispettivi proprietari volessero la rimozione delle stesse, possono semplicemente mandarmi una mail.
Per quanto io non condivida determinate scelte, non posso far altro che scusarmi in anticipo.
Emanuel
crocefisso nello sfondo tratto da matarodavergato.com
Terra Spostata da una Pala. Un Fosso Rettangolare, Casualmente delle Mie Dimensioni. Mi Ci Sdraio. E' Comodo. Un Po' Umido, Ma Comodo. La Terra Mi Ricopre, Fino a Seppellirmi. Madre Natura Mi e' di Aiuto, Almeno in Questo Caso. Una Lapide Sboccia dal Terreno, Il Fiore che Dovra' Vegliare su di Me. Muori, Emanuel, Muori. Cosi' Mi Sussurra la Lapide, Leggendo le Sue Incisioni. Muori.
Dormo. Steso Sulla Sabbia, La Notte, Dormo. Le Mani Cinte sul Petto, Un Cappello di Paglia a Coprirmi il Viso. Ed un Paio di Calzoni Neri, Corti, Come Unico Indumento. Solo il Rumore del Mare a Cullare i Miei Sogni. L'Inarrestabile e Pigro Infrangersi dell'Acqua sul Bagnasciuga. E la Sabbia Umida di Notte, a Farmi da Materasso. La Mia Mente Vaga, Passando Tra i Fitti Intrecci di Paglia del Cappello, Innalzandosi Nel Buio della Notte Verso Il Cielo, In un Dolce Volo Sopra il Mare. La Mente Vaga. Sogna. Immagina. Si Illude. Ed a Un Tratto Precipita. Una Rapida Discesa Verso il Mare, Frantumanosi Conto il Pelo dell'Acqua. Un Acqua Calda, la Notte, Accogliente, Amichevole. In Mille Brandelli, In Mille Coriandoli, La Mente Scivola Sott'acqua, o Si lascia Trasportare Inerme Dalle Onde. Divisa. Separata. Inconsistente. A Riva, un Colpo di Vento Improvviso, Inatteso, Mi Gonfia i Calzoni, Neri Come la Notte, e Mi Scosta il Cappello di Paglia dal Viso. Ed Io, Addormentato, Spento, Osservo Verso l'Alto, Immobile Nella Mia Posizione, Osservo con il Viso Scavato, Privo di Occhi, Con le Labbra Cucite. Il Sogno di un Illuso.
Un Viso Scarno, Occhi Sporgenti, Mento Aguzzo. Un Viso Triangolare. Capelli Come Capita. Un Collo Sottile, Unito al Mento. Spalle Curve, Pelle Giallognola, Magrissimo. Senza Peli. Gli Arti Superiori che si Fermano agli Avambracci. Due Piccoli Capezzoli Stanchi, Sulle Costole Ben Visibili. Lo Sterno, Non c'e. Il Petto e' Aperto. Dentro e' Vuoto. Vuoto. Dali' Mi Disegnerebbe Bene. Vuoto. Con un Sorriso Triste. Senza Braccia. Su Sfondo Nero.
Una Lunga Lama Scura. Immensa, Estesa, che si Allunga sino all'Orizzonte. Ci Cammino Sopra. Un Passo Dopo l'Altro. Quasi una Danza. Piede Destro Avanti, Tallone del Piede Sinistro che poi Va a Cercare il Contatto con l'Alluce del Destro. Sotto la Pianta dei Piedi Nudi, La Lama. Tagliente, Affilata, di Compagnia. Cammino, Con le Braccia Perpendicolari al Corpo per Stare in Equilibrio. Come se Fossi in Croce. In Croce. La Lama Divide Due Mondi, Ed Io Sto' nel Mezzo. Pendo ora a Destra ed Ora a Sinistra. Ma Non Cado. Sbircio sotto, in uno dei Due Mondi, Dall'Alto della Mia Muraglia Lama. Felicita'. Ecco Cosa c'e'. Un Mondo Felice mi Accoglierebbe se Mi lasciassi Cadere da un Lato. Osservo dall'Altro Lato. Una Diversa Felicita', Qui Frenetica, Li Tranquilla. Qui Perversa, Li Tenera. Ma Anche Qui, un Mondo Felice. Ma I Piedi Camminano, Attenti a Non Farsi Tagliare dalla Lama. Hanno Gia' Sanguinato Quanto Dovevano, I Piedi. Ora Han Fatto il Callo. E Avanzano. Tra i Due Mondi. Verso l'Orizzonte. Tra Due Sogni.
Corde, Ruvide, Taglienti, Cattive, Mi Attorcigliano i Polsi. Mi Tengono Legato al Cielo, e Sotto di Me, il Vuoto. Solo il Vuoto. Sono Esausto, Dolorante. Solo Voglia di Lasciarmi Cadere Nel Baratro. Lasciarmi Avvolgere dall'Oscurita' che Mi Attornia, Chiudere gli Occhi. E Non Esistere. Piu'. Invece No. Li Sento, Nonostante il Sangue Caldo Mi Copra la Vista. Mi Graffiano, Mi Feriscono. Tagliano la Mia Pelle, Che Ha Rinunciato ad Andare Avanti. La Tagliano, Si Insinuano Sotto di Essa. Bastardi. Non Fatemi del Male. Vi Prego. Non Urlo. Non Serve. Non Riesco, o Non Voglio. Ho i Polmoni Carichi di Sangue, che Come un Calmo Torrente Fluisce dai Bordi delle Mie Labbra Peste. Percorre il Mento, Lento, Inesorabile, Scivolando Poi Sul Petto. Un Lago, Denso, Rosso. Sangue. Il Mio Petto. E Giu' Ancora. Sino in Fondo. Sino ai Piedi, dai Cui Alluci, Goccia dopo Goccia, Ricade il Sangue Verso il Vuoto. Unica Nota di Colore, Nel Nero dell'Abisso. Lacrime Rosse, in Una Vita Nera.
Affogo. Lentamente Vado a Fondo. Un Peso morto, un Corpo con le Caviglie legate ad una Catena, Lunga. Pesante. Un Baule Giace sul Fondo, Placido e Sereno come il Nulla. Due Strani Esseri ai Suoi Lati, Piccoli e Sorridenti. Non Han Bisogno di Respirare i Miei Due Onirici Amici. La Mia Catena si Ferma li, a pochi passi dal Baule. Ed io, Nella Mia Lenta Agonia osservo. Mi aspettavano, i Due. O Forse e' il Baule che mi Attendeva. Movimenti lenti, Un rito quasi, ed il Baule si Apre. Lacrime Rosse, Sogni e Speranze, Celesti e Fuxia, si Mescolano all'Acqua. L'Acqua che Mi Gonfia i Polmoni. Spalanco la Bocca, Avidamente. Voglio le Lacrime, Voglio i Miei Sogni, le Mie Speranze. Ma No. Mi Girano Attorno, evitandomi. Una Ironica Corrente Me li avvicina, e Me li Porta Via. Per Sempre Forse. Mi Si annebbia la Vista, Forse dalle Lacrime, o Forse sto' Semplicemente Perdendo i Sensi. Attimo dopo Attimo, si allontanano, quasi come se loro Volessero essere l'Ultima Cosa che mi Appaia agli Occhi. Sogni e Speranze. E Lacrime. Ho Perso.
Mi lascio trasportare dalla Corrente, con gli occhi chiusi e limitandomi ad ascoltare il rumore dell'acqua che mi scorre attorno. Il Sole batte forte sui miei occhi chiusi, e sul mio corpo Nudo, trasportato chissa' dove dall'Acqua. Ruoto con il busto, immergendo il viso nell'acqua. Movimenti lenti, rumori lontani, come un Sogno. Spalanco gli occhi e cerco di vedere qualcosa al di sotto dell'Acqua, limpida e immensa. Vedo Me, piu' e piu' volte. Non Mi assomigliano, non hanno le mie fattezze, ma so che sono io. Lo sento, come in un Sogno. Alcuni Me hanno le Fruste, e le usano su Altri Me, che in Catene subiscono. Molti occhi nuotano sott'acqua, come branchi di pesci affamati e compatti, e percorrono distanze enormi in poco tempo. Come in un Sogno. Non respiro, mentre osservo il Mio Mondo, sotto il pelo dell'Acqua. Non Respiro, Non serve. Il Sole illumina nuovamente i miei occhi chiusi, ed il mio corpo nudo e' rinfrescato dall'acqua, che con onde pigre mi ricopre di tanto in tanto. Sono Solo, e Non Respiro, Come in un Lungo, Immenso, Eterno Sogno.
Dimmi Cosa Vedi. Vedo il Deserto, che si staglia sino all'infinito, davanti a me, e tutto attorno a me. Cosa c'e' sopra di te, dimmelo. Cielo, Nero e Cupo, in netto contrasto con il Rosso vivo e acceso della Sabbia del Deserto. Sei Tu nel Deserto? No, io sono IL deserto. Mi allungo per una Vita, per una distanza di vent'anni, che paiono infiniti. Chi cammina nel Tuo deserto? Non riesco a Vederli in Viso, ma sento i loro passi sul mio corpo, dolci e confortanti, ma che sempre si concludono con una folle corsa verso il baratro. Cosa c'e' nel Deserto? Una Oasi, una piccola pozza Rossa, nel rosso del Deserto. Lacrime di sangue, le mie lacrime. E delle profonde spaccature che scendono sotto terra, non si riesce a vederne il fondo. La mia Rabbia, anni di Rabbia repressa. Tu stai male, Ragazzo Mio. Lo so, ne sono Fottutamente Consapevole.
Lo stomaco lavora a vuoto. Operoso ed efficace come una catena di Montaggio, Lavora. Ingoio saliva, nonostante le labbra siano secche, aride. Ed i Pensieri Vagano. Informazioni passano per le cellule del cervello, come missili sparati verso il cielo, contro l'ignoto. La mano mi massaggia il Viso, confortandolo. Gli occhi stanchi seguono queste parole, che appaiono qui, passando per le mie dita, per la mia Mente. Mente di Merda. Nulla di Quello che Serve viene Immagazinato. Nulla. Ed ella Stessa ne Gode, sicuramente, nei suoi piu' nascosti angoli. Un razzo parte, con potenza verso il cielo. Ed un pensiero, veloce, appare qui. Fanculo al Mondo.
Un lungo corridoio, da percorrere scalzo. Il freddo del pavimento mi congela i piedi. Un'immagine, alla fine del Corridoio. Io. In uno specchio, Enorme. Io, che sorrido. Mi guardo, e sorrido. Chiudo i Pugni, e faccio saettare il Destro con rapidita' verso il Mio Viso, il mio Viso riflesso nello specchio. Tutto va in frantumi. La mia mano sanguina per le scheggie, Ma un altro specchio si impone dietro quello appena rotto. E la mia Immagine sorride, bastarda e immobile. E la Guancia mi fa male. Il Pugno sinistro raggiunge l'Immagine, sulle labbra. E la scena si ripete. Specchio in Frantumi, mano insanguinata. E le Labbra Si spaccano. Ma Continuo, con tutti gli specchi che mi si presentano davanti, e avanzando i piedi scalzi si bucano, piu' e piu' volte. Sono Bastarde le scheggie per terra. Mi fermo solo quando il Volto non e' piu' riconoscibile, Viola e Rosso, Livido e Sanguinolento. E la Mia Immagine ride, ride di gusto, la Puttana. Una risata che mi penetra in testa e che fa male. Male quanto un dito che senza pieta' mi sale su per il Culo, con Violenza e con Rabbia.